Trentadue anni fa la strage di Capaci, 23 maggio 1992

23.05.2024
Era il 23 maggio 1992, Domenico Ganci avvertì telefonicamente prima Ferrante e poi La Barbera, che le Fiat Croma erano partite ed avevano imboccato l'autostrada in direzione dell'aeroporto di Punta Raisi per andare a prendere il giudice Giovanni Falcone. Ferrante e Biondo (appostati in auto nei pressi dell'aeroporto) videro uscire il corteo delle blindate dall'aeroporto e avvertirono a loro volta La Barbera che il magistrato era arrivato. La Barbera si spostò con la sua auto seguendo il corteo blindato, restando però in contatto telefonico per 3-4 minuti con Gioè, appostato con Brusca su una collinetta sopra Capaci, dalla quale si vedeva bene il tratto autostradale interessato.


Era il 23 maggio 1992, Domenico Ganci avvertì telefonicamente prima Ferrante e poi La Barbera, che le Fiat Croma erano partite ed avevano imboccato l'autostrada in direzione dell'aeroporto di Punta Raisi per andare a prendere il giudice Giovanni Falcone. Ferrante e Biondo (appostati in auto nei pressi dell'aeroporto) videro uscire il corteo delle blindate dall'aeroporto e avvertirono a loro volta La Barbera che il magistrato era arrivato. La Barbera si spostò con la sua auto seguendo il corteo blindato, restando però in contatto telefonico per 3-4 minuti con Gioè, appostato con Brusca su una collinetta sopra Capaci, dalla quale si vedeva bene il tratto autostradale interessato.

Alla vista del corteo delle blindate, Gioè diede l'ok a Brusca, che però ebbe un attimo di esitazione, avendo notato le auto di scorta rallentare a vista d'occhio: Giuseppe Costanza, autista giudiziario che era nella vettura con Falcone e la moglie, gli stava ricordando che avrebbe dovuto restituirgli le chiavi dell'auto, allora Falcone le rimosse e cercò di dargliele, ma l'autista gli chiese di reinserirle per evitare il rischio di incidente. Dopo questo rallentamento, Brusca attivò il radiocomando che causò l'esplosione. La prima blindata del corteo, la Croma marrone, venne investita in pieno dall'esplosione e sbalzata dal manto stradale in un giardino ad alcune decine di metri di distanza, uccidendo sul colpo gli agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. La seconda auto, la Croma bianca guidata da Falcone, si schiantò contro il muro di asfalto e detriti improvvisamente innalzatisi per via dello scoppio, proiettando violentemente il giudice e la moglie, contro il parabrezza. Gli agenti Paolo Capuzza, Gaspare Cervello e Angelo Corbo, che viaggiavano nella terza auto erano feriti ma vivi: dopo qualche momento di shock, riuscirono ad aprire le portiere dell'auto ed una volta usciti si schierarono a protezione della Croma bianca, temendo che i sicari sarebbero giunti sul posto per dare il "colpo di grazia".  Venne subito estratto dall'auto Costanza, che si trovava sul sedile posteriore vivo in stato di incoscienza; anche il giudice Falcone e Francesca Morvillo erano ancora vivi e coscienti, ma versavano in gravi condizioni: grazie all'aiuto degli abitanti, si riuscì a tirare fuori la moglie del giudice dal finestrino. Per liberare Falcone dalle lamiere accartocciate fu invece necessario attendere l'arrivo dei Vigili del Fuoco. Giovanni Falcone e Francesca Morvillo morirono in ospedale nella serata dello stesso giorno, il primo alle 19.05 la seconda poco dopo le 22.

La strage di Capaci fu dunque un attentato di stampo terroristico-mafioso compiuto da Cosa Nostra con una carica composta da tritolo, RDX e nitrato d'ammonio con potenza pari a 500 kg di tritolo, atto ad uccidere il magistrato antimafia Giovanni Falcone. Ogni anno, il 23 maggio, si svolgono diverse manifestazioni per ricordare questo giorno.